Intervista su “Il Canturino”

L’INTERVISTA – Un mito intramontabile: la Vespa (ri)vive a Cantù
tratto da Il Canturino martedì, 21 novembre 2017

CANTÙ – “Com’è divertente!” esclamava gioiosa, alla guida di una Vespa, Audrey Hepburn rivolgendosi a un preoccupato Gregory Peck nel film Vacanze Romane.

Un simile pensiero deve aver attraversato la mente di Edgardo Meroni ed Elio Corbetta quando, nel 1950, decisero di fondare il Vespa Club Cantù.

Simbolo italiano nel mondo, consacrato proprio grazie alla pellicola di William Wyler, la Vespa ha interpretato oltre settant’anni di storia accompagnando per le strade del nostro Paese milioni di italiani.

Una leggenda tenuta saldamente in vita da Vespa Club Cantù, guidata dal neoeletto presidente Valentino Nassa.

Partiamo dalle origini. Com’è nata l’idea di fondare il Vespa Club Cantù?

Il primo modello uscì nel 1946 e fu un grande successo in tutto il Paese. Anche Cantù venne investita da questa novità e, qualche anno dopo, Edgardo Meroni ed Elio Corbetta decisero di fondare un club che potesse riunire tutti gli appassionati della Vespa di Cantù e dintorni.

Negli anni cinquanta la Vespa registrò un boom di vendite.

È vero, questo perché era l’unico mezzo accessibile alla maggior parte della popolazione che non poteva permettersi il lusso di un’automobile. Intere famiglie si spostavano a bordo della Vespa, come testimoniano numerose fotografie dell’epoca, e questo favorì molto lo sviluppo del nostro club.

Il target è cambiato negli anni?

Sì. Oggi la Vespa è un oggetto di moda, ancora accessibile certo, ma ha perso la sua funzione di mezzo economico per le masse.

Cos’è rimasto di quegli anni?

Moltissimo. Innanzitutto il desiderio di portare avanti un club fondato dai nonni e padri canturini ma anche un’autentica condivisione dei valori: passione per la Vespa e un forte spirito di accoglienza e aggregazione.

Quali sono le vostre attività?

Abbiamo un ritrovo settimanale, un momento importante perché crea aggregazione tra i soci e dona la possibilità, a coloro che sono interessati ma non ancora iscritti, di avvicinarsi alla nostra realtà. A questo aggiungiamo un calendario di eventi che vanno a coprire tutto l’anno, con una maggiore concentrazione nel periodo primaverile-estivo, che spaziano dalle iniziative benefiche alle gite fuori porta verso la scoperta delle risorse artistiche e paesaggistiche del nostro territorio fino ai veri e propri raduni.

Ogni anno vengono svolti, con successo, numerosi raduni Vespa in Italia e nel mondo.

Assolutamente sì. Vespa Club Cantù è una cellula di Vespa Club Italia che conta cinquecentoquindici attività come la nostra, inoltre sono presenti club in tutto il mondo proprio perché si tratta di un fenomeno che coinvolge milioni di persone di ogni genere, cultura, sesso ed età. Ogni anno viene redatto un calendario con tutti i raduni mondiali, noi partecipiamo solo a quelli italiani ed europei per motivi di accessibilità.

Che atmosfera si respira ai vostri raduni?

Di amicizia e serenità. Ognuno espone con orgoglio il proprio mezzo, ci si scambia consigli, si percorrono gli itinerari previsti dal club ospitante che desidera mostrare la bellezza del suo territorio, si osservano i vari modelli: da quelli originali e restaurati a quelli snaturati e modificati. Personalmente prediligo i modelli originali, ricordo, ad esempio, una Vespa del 1947 con i segni del tempo ma ricca di fascino come può esserlo una bella donna di settant’anni.

Ai raduni arrivate in Vespa o vi muovete con l’ausilio di altri mezzi?

Sempre e solo a bordo delle nostre Vespa, anche per raggiungere le mete più lontane! L’anno scorso siamo arrivati a Saint-Tropez, quest’anno il raduno mondiale si svolgerà in Irlanda. È un mezzo affidabile perché non ha il raffreddamento liquido, si raffredda ad aria con una ventola, e ha un motore molto semplice da riparare in caso di necessità: tutti elementi indispensabili per affrontare lunghi viaggi.

Dal punto di vista meccanico e tecnico, quali sono i punti di forza della Vespa?

Dal punto di vista meccanico non ha nulla di esposto, non ha catene a vista o fili che possono intralciare o sporcare il conducente, infatti uno dei primi slogan diceva che era un mezzo che si poteva guidare con la camicia. Inoltre ha la ruota a sbalzo, quindi facilmente smontabile, ed è l’unica ad avere la ruota di scorta. Dal punto di vista tecnico è importante sapere che la Vespa è stata progettata da Corradino d’Ascanio, un ingegnere aeronautico, e si vede: il forcellone anteriore ha la stessa struttura degli ammortizzatori dei carrelli aerei e molti altri dettagli derivano dall’efficienza aeronautica.

Quali consigli date ai conducenti?

Diciamo loro di indossare sempre il casco e tenere un’andatura moderata perché la Vespa ha ancora la camera d’aria e di conseguenza un’eccessiva velocità potrebbe risultare pericolosa. Bisogna creare la giusta sintonia con lei: ti dà tanto ma esige rispetto.

Come in una relazione d’amore.

E come ogni rapporto d’amore si rafforza con il senso di fiducia e sicurezza che è in grado di donarti: non hai mai paura che ti lasci a piedi o che non abbia cura di te.

In effetti la Vespa, nell’immaginario collettivo, è associata ad un’idea di romanticismo.

Sì, soprattutto grazie al film Vacanze romane ma non solo: moltissime foto d’epoca testimoniano la vita di coppia a bordo della Vespa, con le donne sedute di lato abbracciate ai loro compagni di viaggio.

“Sembra una vespa!” esclamò Enrico Piaggio quando vide il primo modello, “sembra l’Italia” potremmo aggiungere noi.

Simona Di Domenico